ARTIST'S STATEMENT

  Artist's Statement & Profile



TESTI

  Safe Journey - Fabiola Naldi
  Artist's Room - Stefano Pasquini
  Artist's Room - Anonymous in the 21st Century



ARTIST'S TEXT WORK

  Rocco Never Dies
  The Giant
  Ideal City
  Safe Journey
  Artist's Room



INTERVISTE
  Exibart Magazine - 19 Novembre 2004 - Intervista di Massimiliano Tonelli
  Daily News - 14 Ottobre 2004 - Intervista di Alia Akkam
  Andrea Tedesco - Director of Teknemedia.net
  Ideal City - Intervista di Melania Gazzoti
  Exibart on Paper n.23 - fuga di cevelli - Intervista di Helga Marsala





TESTI


SAFE JOURNEY
The following essay was written about the Safe Journey Exhibition.

Author: Fabiola Naldi 2003
Negative Icone
Federico Solmi, italiano ma con cittadinanza americana, ha giEall'attivo diverse mostre in America (New York) e in Canada (Toronto) e, in occasione del festival Kermesse Bazar all'interno dello Spazio XpE presenta la sua prima personale italiana dal titolo Safe Journey - Giornata all'insegna della sicurezza. La trasversalitEdi intenti e di rappresentazioni voluta e pensata per questa ultima rassegna trova nella ricerca artistica di Federico Solmi un perfetto sillogismo linguistico, in bilico fra attitudine concettuale e concreta volontEdi secondaria raffigurazione. L'osservazione analitica della veloce realtEscandita visibilmente da un incessante pressione mediatica E in questa occasione, il pretesto migliore per condurre la successiva riflessione non solo della semplice immagine ma anche del suo contenuto, violento e drammatico. Federico Solmi, come molti altri artisti, investe la propria sperimentazione del ruolo di voyeur postmoderno, in grado di recensire, sotto forma di tante immagini manipolate, parti del nostro quotidiano. L'artista attuale opera nell'immanenza della realtEche lo circonda e sceglie consapevolmente di non essere piEun inventore di idee ma un attento raccoglitore di concetti. E come un fedele archeologo del presente anche Federico Solmi esamina attentamente ogni brandello di un'esperienza comune operando al suo interno la condensazione concettuale e visiva intrisa di una narrazione piEo meno rivelata. L'atteggiamento estetico post moderno, scatenato dall'artista, si arrampica su di un crescente approccio narrativo/informativo figlio diretto delle proliferazioni stilistiche dadaiste e futuriste, all'interno delle quali la condensazione e la stimolazione successiva sconvolgevano l'interpretazione. A distanza di quasi un secolo poco Ecambiato. L'autore contemporaneo informa di sEle varie operazioni alimentando storie e visioni che permettano con poco l'idea di un insieme. Non a caso sono molteplici gli esempi artistici di un recupero visivo, e contestualizzati con le piEdiverse tecniche, di micro storie raccontate nel profondo. Le arti hanno compreso il proliferare del mini villaggio composto di piccole esperienze a scapito di un villaggio globale che nel suo paradiso informativo, Internet, svolge il proprio ruolo. E proprio a questo data base globale a cui tutti noi ci affidiamo sempre di piEFederico Solmi si Eappoggiato per recuperare visioni, storie, numeri e statistiche di una appendice drammatica della nostra quotidianitE la velocitEe i possibili successivi incidenti stradali. La mostra, concepita come un enorme archivio di fatti realmente accaduti, intende prendere in esame il pericolo e le gravi conseguenze dovute a una cattiva educazione stradale. Enormi tele, realizzate con garze mediche, sulle quali Federico Solmi, opera la propria personale reinterpretazione di immagini direttamente desunte dal grande data base di Internet. Nel ruolo di perito artistico dei danni operati su queste macchine violentemente accidentate, Federico Solmi estrapola la visione cruda della macchina distrutta da violenti incidenti per poi riadattarla alla tela. E proprio tramite la tela, l'immaginario oramai comune a molti diviene un grafico visivo in cui far collimare la fotografia da cui parte l'analisi dell'artista e la sua secondaria interpretazione data appunto da queste tele che divengono un prolungato grafico statistico delle molteplici immagini visionate e schedate. All'interno dello spazio le macchine accidentate "ricostruite" con la pittura da Solmi si presentano allo spettatore come tante enormi icone negative, decostruendo il fatto originale per inserirsi nella memoria collettiva come monito originario. L'artista ha voluto indagare una delle reali piaghe della nostra societEin "termini di sicurezza" come Eil problema della mortalitEsulle strade. Lo spazio XpEdiviene il contenitore perfetto per condensare al suo interno la drammatica visione iniziale (data anche da un video montato in sequenza dei vari incidenti catalogati) e la successiva presentazione artistica. Le tele riprodotte da Federico Solmi diventano veri e propri spot della tragica realtEin cui noi tutti viviamo, ma a differenza del classico marketing pubblicitario, le nuove visioni accidentate e malandate realizzate dall'artista si sono allineate a nuove esigenze d'espansione linguistica e visiva, consapevoli di doversi mostrare in forme differenti e semplificate, per condurre lo spettatore a una maggiore comprensione del messaggio sottilmente suggerito. La provocazione visiva operata da Solmi viene schiacciata, atrofizzata, mascherata in funzione di una concettualitEespansa e condensata. Le macchine malandate si presentano allo spettatore come strani esseri caduti intorno a noi, pronti a urlare un malessere che, trasversalmente, colpisce il pubblico come il privato. Attraverso l'installazione a parete e il successivo sconfinamento all'interno di tutto lo spazio di parti delle stesse macchine, Federico Solmi intende ricreare un clima di confusione e disorientamento che mai come ora regna nella nostra societEcontemporanea. La macchina incidentata capovolta e inserita in un altro contesto diviene perciEil pretesto perfetto per allargare la riflessione non solo al singolo drammatico evento ma anche al "pericolo" insito nel nostro quotidiano. Nessun monito, nessuna morale o critica, solo una semplice constatazione dell'amaro "deserto del reale" a cui ci stiamo drammaticamente abituando. La mostra si compone di un video e una serie di lavori pittorici disposti nello con l'intenzione di creare un percorso visivo/concettuale all'interno del quale lo spettatore potrEcondividere la stessa tensione voluta dall'artista nella produzione pensata per questa occasione.




ARTIST'S ROOM

The following essays were written about the The Artist's Room and were published in the Artist's Room Catalog, presented in the Bologna Art Fair 2003 by Daniele Ugolini Contemporary, Inc.

Author: Stefano Pasquini 2002

La Stanza Dell'Artista

La scena del delitto Euna stanza bianca. Una piccola stanza bianca, vividamente vissuta, ogni centimetro di muro quasi straziato, come tormentato da una mano. Eppure Esolo una stanza bianca. Come lo studio di un artista, o una galleria.

Qual Eil delitto, allora? Il delitto Ela stanza stessa, con i suoi duri muri bianchi e sporchi da sembrare quasi una prigione.

I minuti dipinti su carta di Federico Solmi sono piccoli pezzi psicotici dello stesso puzzle, un puzzle che lo tormenta e probabilmente non sarEmai finito. Lo studio.

Lo studio come la testa dell'artista, concettualmente spoglia ma, guardandola da vicino, piena della sua presenza tragica. E' una tragedia che si consuma lentamente all'interno della testa dell'artista, una claustrofobia interiore che urla un suo nuovo esistenzialismo da contrapporsi a questo periodo politico surreale, dove il bene e il male, la veritEo il falso sono meramente una decisione dei media.

Non ci sono segni di presenza dei media, nessun segno del nostro tempo nella carta ossessivamente raschiata di Solmi, solo una piccola frase illeggibile scritta sottilmente in rosso dall'artista. Difficile da decifrare, dice qualcosa sul non fidarsi di nessuno, ma, paradossalmente, puEessere una speranzosa presenza di colore.

Rosso, comunque, in un background quasi completamente bianco.

Di nuovo, un background concettuale con forzate linee nere che corrispondono agli angoli della stanza.

Quello che abbiamo di fronte Euna sensazione solenne di non appartenenza.

Federico Solmi prende e fa sua l'intera storia dell'arte, ma, con distacco appassionato, silenziosamente ci urla che non c'EpiEposto per l'arte in questo mondo.


Stefano Pasquini 2002







Author: Anonimo del XXI secolo




ARTE NEL 21° SECOLO Forse non solo uno specchio riflesso delle mutazioni del tecnologico e delle sue sorti "magnifiche e progressive". Alla realtEvirtuale "Artist's Room" risponde con il pastello, alla fibra ottica con grumi di colla impiastrati di polvere, ai sensori palmari con micro blocchi materici, ma non fraintendete queste poche righe, non stiamo parlando di arte anti-tecnologica, ma di una tecnologia che abbia altre regole, una tecnologia mentale. I nuovi dipinti su carta di Federico Solmi intendono evidenziare l'alienazione di una stanza, allo stesso tempo spazio propulsivo liberatore e prigione sistema totalitario chiuso. Con lo scorrere delle immagini si afferma sempre di piu' una visione ossessiva del quotidiano che finisce col trasfigurarlo, con il trasformarlo in una vera e propria esplorazione della psiche e delle patologie riguardanti l'isolamento. La narrazione Eincessante, e nel momento in cui lo spettatore si aspetterebbe di intravedere orizzonti di liberazione dietro la seriealita' della prospettiva di base si incrociano altre linee di fuga, il cui significato e` ambiguo : - Tecnologie di controllo, sistemi di sorveglianza panopticon? Il dubbio Elecito, siamo forse in una prigione, domanda a cui mi sento banalmente di rispondere, che la psiche Euna prigione. L'isolamento, ormai trionfante Ediventato uno stato ontologico sia di chi Enell' "Artist's Room" sia di che guarda l "Artist's Room" in modo voyeuristico. Ma per tornare al quesito iniziale, che senso puEavere l'arte nel 21° secolo, se riteniamo l'arte giEmorta e sepolta al tempo in cui scriviamo? Un artefatto culturale, una testimonianza, un discorso antropologico? Provocatoriamente l'opera di Federico Solmi si occupa del domani che e' l'oggi e non si preoccupa dell'oggi che lo ieri.




Anonimo del XXI secolo


ARTIST'S TEXT WORK


ROCCO NEVER DIES
by Federico Solmi

Rocco Never Dies is a drawing animation based on the XXX movie of Italian porn superstar Rocco Siffredi. It is a documentary of the life of one of the greatest Italian icons in U.S. society of all times.

In the original movie, Rocco Siffredi plays the role of a special agent, a kind of a hardcore version of James Bond. In his great efforts to save the world from a nuclear terrorist attack, Rocco Siffredi is running into a lot of dangerous adventures, and of course gorgeous sex performances, but all for one goal: to save humanity from evil.

The animation will take place in this absurd scenario of an imminent world catastrophe in which Rocco, during his call for duty, will discover to be mortal. In fact, during the filming of his masterpiece Rocco Never Dies, Rocco Siffredi will have a heart attack while he is performing in a gang bang. After a desperate attempt to rescue him, following a crazy drive in an ambulance through the streets of New York City, Rocco will die at Beth Israel Hospital, at the age of 37. He will be acclaimed by the public as a war hero and given a State Funeral. Rocco Never Dies is a celebration of the absurdity and triumphs of the contradictions in today life, but it is also a romantic story about a man of strength, who came from a small town to conquest the glory of life with a tremendous work.





THE GIANT
by Federico Solmi

The Gianth, celebra il ritorno dellferoe alla sua patria natia. Il meridione dfItalia. gRocco Siffredi e un uomo del Sudc un uomo venuto dal niente... e che ha realizzato, anche se in modo assurdo, il sogno di conquistare l'America.... (c) e sicuramente uno dei migliori prodotti (c) del nuovo Made in Italyh (Federico Solmi). Rocco e morto, allfeta di 37 anni, mentre svolgeva gonestamenteh il proprio mestiere in una catena di montaggio "stile fabbrica dell'automobile di Detroit". Egli stava per compiere la sua impresa piu grande: mostrare al mondo la propria invincibilita, trasformandosi in una infernale macchina per il sesso, la gFucking machineh. glui per me e' una specie di Achille... colpito nel campo di battaglia... dove credeva di essere invicibile...h gThe Gianth ne racconta la storia, dal giorno della sua nascita fino alla sua tragica scomparsa, seguendone tutte le imprese e i successi. La sua vita si allontana dalla realta terrena per entrare nella leggenda, come e accaduto ad un altro grande mito americanoh, James Dean. Come questfultimo Rocco ha interpretato i sogni e le illusioni di milioni di persone, come Dean e stato celebrato ed acclamato da tutto il mondo, come lui ha trovato il successo nel ggrandeh paese americano. I sogni di entrambi, pero, si sono infranti molto presto, scontrandosi contro una dura realta. LfAmerica e si il luogo dei sogni, capace di portarti tra le stelle, ma e anche il luogo dove tutto si consuma presto, dove ogni stella e una cometa che rifulge per un periodo piu delle altre, ma che presto scompare. gIl film in se e un vero e proprio viaggio nell'assurdita della societa in cui viviamoc con particolare riferimento alla frenetica vita newyorkesec e alla societa americana in generale.h Alle vicende narrate fa da sfondo la citta di New York in una versione post-apocalittica, una citta fantasma ridotta al suo scheletro, dove Federico Solmi e la moglie Jennifer conducono la loro reale esistenza. Lfartista esprime le proprie considerazioni nei confronti del presente, della citta e della cultura, amate ed odiate, che lo ospitano. [la rappresentazione di NY e] guna scusa per riallacciarmi alla mia visione negativa del momento storico che stiamo attraversando... tutto cio' che circonda Rocco Siffredi, nel film da me interpretato, e' fragile oppure muore... o non resiste al tempoc e se resiste e' incidentato o frantumato in mille pezzi ... e' cosi che io vedo la vita... la mia avventura americana e tutto cio che mi circonda... mi piace esaminare la realta come veramente dovrebbe essere analizzata dalle persone con un po' di coscienzach




"IDEAL CITY" STATEMENT

"Societa accellerata" by Federico Solmi


Le incredibili e funamboliche evoluzioni di questo ultimo decennio, hanno finito con il modificare in maniera radicale le strutture e gli equilibri della societa' contemporanea, andando inevitabilmente a stravolgere il delicatato e secolare rapporto che ha sempre legato l'uomo e l'ambiente in cui vive; la citta'.

La nevrotica necessita' di rinnovamento tecnologico, epressa ancora una volta dalle recenti rivoluzioni digitali, ha contribuito notevolmente a diffondere negli abitanti dell'intero pianeta una sensazione di marcarta insicurezza e frustrazione, che mai come oggi sembra essere divenuto il simbolo identificatore delle nuove generazioni. Ansia, angoscia, paura di un imprevedibile domani, sono le sole ed uniche certezze concrete che ci accompagnano nel nostro viaggio nel quotidiano. Ormai abituato a rapportarsi con una realta' che maliziosamente gli e' sfuggita dalle mani, Il cittadino del XXI secolo vive prigioniero e vittima del degradato paesaggio urbano, dominato dalla sovradensita' e dalla sregolatezza.

In questo nuovo e ostile territorio, si sono sviluppate a partire dal dopoguerra, le fantascientifiche metropoli. Qui la pressione e' ancora piu' alta, la schizofrenica vita di tutti giorni si e' trasformata in un vera e propria sfida per la sopravvivenza, dove l'imprevisto, il pericolo e la catastrofe sono sempre di piu' all'ordine del giorno.

La mostra "Ideal City" vuole analizzare sarcasticamente l'apocallitico scenario delle grandi citta' contemporanee, esaminando le assurdita' e le contraddizioni, che hanno contribuito negativamente a rendere sempre piu' invivibile il luogo dove abitiamo. Una Citta' Ideale non esiste, anzi non puo' e non potra' mai esistere, le citta' di domani, sempre piu' sofisticate ed inumane, non saranno altro che l'ennesimo esempio del fallimento di quell'antico sogno chiamato urbanizzazione.





"SAFE JOURNEY" STATEMENT di Federico Solmi

GIORNATA ALL'INSEGNA DELLA SICUREZZA

In seguito ai spettacolari fatti di cronaca internazionale avvenuti in questi ultimi anni, e' prepotentemente entrata nelle nostre abitazioni una parola "nuova" , che e' andata a modificare inevitabilmente le abitudini ed I comportamenti di milioni di persone. Abituati a convivere con una nuova ed inquietante realta' fatta di falsi allarmismi, di presunti attacchi terroristici e di pericolose minaccie di nuove epidemie, il termine "sicurezza´, ha conosciuto in queste particolari circostanze una incredibile popolarita', fino a diventare oggi parte integrante della vita e della coscienza di ogni cittadino del pianeta.. Partendo da questo nuovo scenario quotidiano sempre piu' distorto nella sua veridicita' dalle fortissime pressioni dei Media, ho voluto esaminare personalmente una delle "reali" piaghe delle nostre societa' in "termini di sicurezza", come e' il problema della mortalita' nelle strade. Sin dall'inizio mi sono posto il doppio obiettivo di informare e disinformare allo stesso tempo lo spettatore, sfruttando dei fatti veramente accaduti e che da sempre occupano le pagine dei giornali di tutto il mondo. Utilizzando principalmente notizie di fonti governative, statistiche e dati ufficiali , mi sono impegnato a ricostruire un panorama generale degli incidenti stradali effettivamente avvenuti nelle strade degli Stati Uniti d'America durante l'anno 2001-2002 . Dopo avere selezionato le informazioni a mia disposizione, mi sono divertito a manipolare, distorgere e gonfiare I dati raccolti durante la mia ricerca, con lo scopo di andare a modificare la reale portata dell'evento.. Attraverso l'installazione di disegni, statistiche e testimonianze tra loro contradditorie ho voluto ricreare in galleria il clima di confusione e disorientamento che regna nellla societa'contemporanea, dove ormai e' divenuto impossibile distinguere la realta' dalla sempre piu' comunissima menzogna.





"ARTIST'S ROOM" STATEMENT di Federico Solmi
Il luogo che avevo scelto era una comunissima ed insignificante stanza bianca, straordinariamente piccola per dimensioni. Nonostante tutto, credo che fosse la cosa piu' cara che avessi in quel momento. Nessun oggetto e nessuna persona riusciva a trasmettermi in maniera cosi' sincera e chiara quel senso claustrofobico di esistenza che provavo nella vita di tutti i giorni. L'unica cosa che ricordo con certezza e' che quando incominciai questi disegni sentivo una terribile sensazione di non appartenenza al mondo e questo sentimento si accentuava ad ogni nuovo evento ad ogni nuovo incontro. Solo oggi a distanza di alcuni mesi mi rendo conto che quello spazio che dipingevo con tanta insistenza non e' mai esistito. Era solo uno degli ennesimi frutti della mia paranoica immaginazione! Ero malato e continuavo a sentire un grande bisogno di trovare una via d'uscita. Ma da che cosa? All'epoca non mi fidavo di nessuno e ne andavo talmente fiero che lo scrivevo con la biro rossa in ogni singolo foglio di carta che mi passava per mano. Siccome ero solo ed in piu' ospite di un paese che non era il mio, arrivai alla conclusione che l'unico modo per uscire da questa antipatica situazione era quella di cercare di trovare in me stesso quelle risposte che continuavano a non arrivare mai nella vita di tutti i giorni. E dove avrei dovuto incominciare questo estenuante interrogatorio se non nel mio minuscolo studio di Brooklyn? Preso dalla foga di avere finalmente nelle mie mani quelle verita' che mi venivano continuamente offuscate dai giochi perversi degli uomini e dei media, incominciai a setacciare ogni angolo ogni singola parete della stanza senza risparmiare al mio vigile occhio nemmeno un centimetro quadrato. Sarei addirittura arrivato a raschiare i muri con le dita se fosse stato necessario! L'avere intrapreso quella folle ricerca mi faceva sentire gia` molto meglio. In quei giorni non desiderai altro che di essere prigioniero di quelle mura immaginarie. E' inutile dirvi che tutt'oggi quella fitta nebbia continua ad avvolgere la mia vita e che quelle risposte che cercavo non arrivarono mai. E' piu'o meno cosi' che incomincio' questo estenuante viaggio nella psiche attraverso il fantasma della stanza. ARTIST'S ROOM raccoglie una serie di 25 disegni su carta in formato A4 eseguite in tecnica mista (pastello, carboncino, resine colla) durante l'anno 2002.




INTERVISTE:
"Crazy World" di Alia Akkam - 14 Ottobre, 2004, "Daily News"


Q: Federico, innanzitutto parlami un pof di te della tua formazione e di come sei diventato artista?

A: Il mio approccio con il mondo dellfarte ef stato sicuramente atipico. Non sono mai stato cresciuto o gallevatoh per diventare unfartista. Per diverse ragioni non mi sono mai ritrovato nei banchi di scuola a frequentare un liceo artistico o unfaccademia, non ho mai fatto nessuno di questi passi tradizionali che comunemente si affiancano alla carriera di un artista. Da quando ho incominciato ad interessarmi di arte contemporanea sono riuscito a circondarmi di artisti, curatori, e mercanti dfarte. Naturalmente ho dovuto divorare centinaia di libri, migliaia di riviste di ogni tipo, e fare lfindigestione di gallerie e musei, anche quando al momento mi occupavo di altre cose o mentre facevo altre professioni. Credo che uno dei miei punti di forza sia proprio questo, il fatto di avere una idea chiara di quello che succede allfinterno e allfesterno dellfart world.

Q: Descrivimi il tuo lavoro, quali tipi di materiale utilizzi, e qualfef il messaggio che intendi divulgare?

A: Innanzitutto non credo assolutamente nellfidea che oggi unfartista debba mandare alcun messaggio al pubblico - questa ef solo unfillusione. Non sono mica il Papa, e anche se lo fossi chi dovrebbe ascoltare i miei messaggi? Non viviamo piuf nellfepoca dei profeti, nessuno ci crede piuf a quelle buffonate. Ma tu non le vedi le immagini ce ci sbattono in faccia tutti i giorni sulla CNN o nei giornali?.. .sfortunatamente questo ef il vero mondo in cui viviamo. Il resto non conta un bel niente. Comunque, nonostante tutto questo continuo a credere fermamente che un artista ha il dovere di creare un suo universo immaginario col le proprie leggi, un mondo alternativo nel quale inserire lo spettatore in modo tale in cui possa riflettere sopra la realtaf. Senti ma tu non credi che tutti possano vedere che viviamo in un mondo che lentamente si sta distruggendo in mille pezzi? Mi piace analizzare tutto questo, e mi piace farlo in un maniera ironica usando diversi tipi di mezzi come il disegno la scultura e il video.

Q: Perchef lo studio a Brooklync.cosa cfe di cosif speciale in questo quartiere?

A: Ho trascorso i miei primi anni a New York, traslocando in ogni area dellaf cittaf..poi sono finito per caso a Dumbo. Qui per la prima volta dopo anni , mi sono sentito quasi a casa.

Q: Dove ti vedi in cinque anni?

A: Questa ef una domanda molto ambigua. Spero che se tutto continueraf cosif bene come oggi, di fare presto le mostre al Moma o nella Galleria di Gagosian a Chelsea! A parte gli scherzi, se ti riferivi dove lavorerai nei prossim 5 anni, ti risponderof a DUMBO. Questa ef la mia base, e il posto in cui tutte le mie idee si trasformano in opera dfarte.

Q: Parlami di un progetto a cui stai lavorando in questo momento.

A: Ho diversi progetti a cui sto lavorando in questi giorni, il piufeccitante riguarda la progettazione di una nuova animazione di disegni, basata su un simulatore di volo. Sto acora pianificando i dettagli, ma ti posso assicurare dalle prove che ho fatto, che saraf molto spettacolare. Lfidea a cui sto lavorando ef quella di inserire lo spettatore allfinterno della cabina di pilotaggio di un vero aereo. Seduti insieme uno accanto allfaltro partiremo per un viaggio immaginario attraverso la storia esplorando le conquiste e i fallimenti del secolo XX secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla societafin cui viviamo. Si partiraf naturalmente dalle sabbiose dune di Kitty Hawk, nello stesso luogo in cui I fratelli Wright presero per la prima volta il volo, cambiando nel bene e nel male il futuro dellfumanitaf.

 

 

Interviste Piu' Meno Classiche ai Protagonisti del Mondo Dell'Arte

26 Novembre - 2003, "Teknemedia"

3 DOMANDE A FEDERICO SOLMI di Andrea Tedesco

Ciao Federico, mi scuso se riesco a mettermi in contatto con te solo ora. Comincia a inviarmi materiale con cui inizi a parlarmi del tuo lavoro.

A: Ciao Andrea, Mi piacerebbe intanto incominciare questo dialogo con te al rovescio, cioe' partendo dalla fine da oggi 26 novembre 2003. In questi giorni sono stato molto impegnato ad ultimare insieme alla Fabiola Naldi I preparativi della mostra che inaugurera' Giovedi' 4 Dicembre 2003 nella bellissima cornice dell'Xpo' di Milano(via Benaco 24).Gli spazi espositivi sono stati ricavati da un un ex stamperia di 500mq costruita negli anni venti perfettamente ristrutturata per accogliere le piu' innovative proposte di arte contemporanea. I grandi ambienti e l'essenzialita' dell'architettura ricordano immediatamente le grandi gallerie di Chelsea, i no-profit space di Soho e di Brooklyn, dove un'incredibile numero di artisti giovani come me con tanta voglia di emergere si danno battaglia gomito a gomito per cercare di catturare l'attenzione di qualche curatore di spessore.

Mi hai parlato di quattro anni in cui hai trascorso parte della tua carriera artistica all'estero. Come ha influito il tuo passaggio all'estero sui tuoi intenti?

A: Innanzitutto direi che piu' che un passaggio fu una brusca rottura con l'ambiente in cui ero cresciuto e nel quale avevo maturato le prime esperienze artistiche. Fu una scelta programmata sin dall'inizio. Avevo una gran voglia di crescere e la necessita' di confrontarmi con altre culture, di viaggiare e di sapere che cosa accadeva al di fuori delle nostre mura. New York era l'unica citta' che mi permetteva di ottenere tutto in unica mossa. E' inutile dirti che l'esperienza negli Stati Uniti ha segnato profondamente la mia ricerca artistica e il mio modo di percepire ed affrontare la contemporaneita'. In questi anni ho esposto e collaborato con artisti provenienti da ogni parte del mondo ho partecipato ai piu' importanti avvenimenti e festival della scena underground dei quartieri culturalmente piu' attivi di New York come Williamsburg e Dumbo e a diverse mostre e rassegne dedicate ai giovani artisti nelle gallerie della citta' come Exit Art, NYU e Community Gallery. Da alcuni mesi sono arrivato a Milano con un obbiettivo ben preciso, che e' quello di fare conoscere anche e in Italia il mio lavoro. Se permetti mi piacerebbe aprire una piccola parentesi polemica, che di fatto potra' aiutare qualche giovane che frequenta il tuo sito. Non so se ti e' capitato di notare, ma da diversi anni, una parte degli addetti ai lavori, come docenti delle accademie curatori e esponenti dell'editoria consigliano vivamente alle nuove generazioni di fare esperienza all'estero e in alcuni casi estremi (vedi Giancarlo Politi) ritengono basilare risiedere o studiare in citta' come New York e a Londra.........Purtroppo le stesse persone una volta che attraversi l'oceano tendono a dimenticarsi di chi ha scelto di costruirsi una carriera all'estero continuando ad occuparsi prevalentemente degli artisti operanti nel territorio nazionale. Questo direi che e' l'inconveniente piu' grande che si puo' andare incontro lavorando all'estero. A New York vivono dei bravissimi artisti italiani come Stefano Pasquini, Francesco Simeti, Luca Buvoli, Angelo Filomeno noti alla critica americana ma ancora non troppo conosciuti in Italia. E' un po' una contradddizzione specialmente se pensi che questi artisti hanno tutti all'attivo almeno una personale nelle grandi gallerie italiane come Minini di Brescia, Emi Fontana di Milano e Audiello e Esso di New York. Mi sembra di essermi un po' perso, sono sfuggito abilmente alla tua domanda. Ma ritorniamo a noi Andrea, il tempo stringe, le scadenze si avvicinano......Siamo tutti figli della frenesia e dell'ansia della nostra epoca. Almeno su questo sei d'accordo? Siamo nati di fretta, e se non concludiamo qualcosa di buono rischiamo di essere catalogati come una generazione di aborti........................In questi ultimi anni della mia ricerca artistica mi sono concentrato principalmente nell'esaminare l'alienato scenario delle grandi realta' metropolitane dove ho vissuto, e dove posso dire mi sono formato artisticamente. La manipolazione della' realta' da parte dei Media, il disorientamento dell'individuo nell'ambiguo scenario contemporaneo, sono alcuni dei temi chiave che affronto nelle mie installazioni di disegni e nei miei video. Le situazioni che amo ricreare sono sembre ambientate in una societa' ostile, impazzita, che si frantuma e si rigenera ininterrottamente di fronte ai nostri occhi. In realta' quello che mi interessa veramente, non e' di trasferire su tela i fatti di cronaca che scolpiscono la nostra epoca. Il mio obbiettivo e' quello di sfruttare gli eventi contemporanei allo scopo di confondere e disinformare lo spettatore, andando amplificare la senzazione di spaesamento caratteristica dei nostri giorni. La mostra SAFE JOURNEY che portero' a Milano ne e' un esempio chiaro.

Mi sembra abbastanza completo, vuoi dare qualche info sulla tua formazione?

A: Se la dovessi definire in due parole, direi atipica. Non sono mai stato un grande sostenitore delle accademie anche se le ho frequentate per brevi periodi a Bologna, Milano e a New York. La mia esperienza scolastica piu' lunga l'ho fatta presso L'Art Student League a New York dove ho seguito per 6-7 mesi il corso di scultura tenuto da Jhonhattan Shaan. Sono sempre stato molto attivo viaggiando sempre il piu' possibile.Credo che nel mio caso il non avere frequentato regolarmente una accademia o una universita' mi ha certamente fatto fare molta fatica all'inizio...........Oggi pero' mi sento molto piu' forte, piu' libero, meno legato, meno teorico di tanti altri artisti che incontro regolarmente. Ho sempre difeso la pittura e la figurazione in generale, ma ricercarcando una forma personale, diversa. Come ti ho gia' accennato qualche giorno fa preferisco alla tela delle garze mediche. Spesso taglio personalmente i telai in modo di seguire le curve dell'oggetto che voglio rappresentare. In questo modo il dipinto guadagna la tridimensionalita' di una scultura...Cosa potrei dirti ancora, i miei disegni raramente sono opere a se', fanno sempre parte di complesse installazioni . Adopero altri mezzi espressivi quali ad es ll video. Ah,dimenticavo a Milano presentero' un video inedito nato con la collaborazione di due video artisti Milanesi (Tatiana e Nunzio) Ti allego una mia introduzione alla mostra.

 

 

IDEAL CITY
Intervista di Melania Gazzotti per la mostra "Da Lontano era un'isola" Fabbrica del Vapore settembre 2004

Q: La tua principale fonte di ispirazione e lo scenario delle metropoli contemporanee che riproduci nelle tue istallazioni in tutta la sua caotica complessita. come si colloca l'individuo il singolo all'inteno del tuo lavoro?

A: Le metropoli sono solamente una scusa, la mia vera fonte di ispirazione in realta' e' tutto quello che mi viene sbatutto in faccia ogni mattina quando mi alzo, quando accendo il computer , quando vado a prendere la metropolitana,......quando vado al sexy shop. E nonostante ogni mattina mi sveglio con la speranza di vedere qualche cosa di nuovo, ricado sempre in questa immagine catastrofica della realta' fatta di incidenti, disastri, falsi allarmismi.

Q: avere vissuto in diversi luoghi (bologna, milano, new york) come ha influenzato la maturazione del tuo percorso artistico (...magari di qualcosa su milano come la vedi)?

A: Sicuramente mi ha avantaggiato nell'analizzare in maniera piu' efficacie le diverse realta' che ci circondano. Tutto questo mi ha aiutato ad essere piu' razionale, ad avere meno pregiudizi. Milano e' una citta' dinamica, molto ambiziosa, e per l'arte contemporanea e' sicuramente la New York Italiana, l'unica citta' dove si ha la possibilita' di respirare il clima internazionale che caratterizza le metropoli.

Q: nel lavoro che poterai in mostra "ideal city" hai promesso di accompagnare lo spettatore all'interno dello societa contempoaranea, che tipo di societa hai intenzione di prospettargli ?

A: Quella che vede tutti I giorni quando cammina per strada o quando si affaccia dalla finestra di casa o dall'ufficio, e non quella che gli appare nei sogni...

Q: e oltre alla visione dell'oggi il tuo lavoro contiene anche una prospettiva di cio che ci aspetta e magari un briciolo di speranza?

A: Abitare a New York significa anche sapere con un certo anticipo, le direzioni e le tendenze le follie e le perversioni che la societa' contemporanea sta per intraprendere e che a breve invaderanno le nostre case, le nostre coscienze. La speranza e' ovunque, basta chiudere gli occhi e saperla cogliere.

Fuga di Cervelli, Federico Solmi, Exibart on Paper n23 di Helga Marsala

Q: Da quanto sei a NYC?

A: Sono arrivato a febbraio '99; a Settembre ho fatto le valigie. Abitare a New York era lfunica soluzione possibile.

Q: Prima dove vivevi?

A: Bologna

Q: Perche' NY?

A: Era una scorciatoia...Allfepoca mi interessava ricercare nuove forme espressive, sapevo che NYC sarebbe stato come un corso accellerato.

Q: In che quartiere vivi?

A: Ho abitato per piuf di quattro anni a Brooklyn, da un paio di mesi vivo a Manhattan. Upper East Side.

Q: Il tuo studio?

A: Si trova a D.u.m.b.o., una bellissima ex area industriale di Brooklyn; nell'edificio ci sono almeno duecento studi d'artista. Lo spazio e' grande, ma niente di sofisticato, un semplice rettangolo, con muri di gesso e una colata di cemento per pavimento. Sono molto legato a questo posto, qui conservo tutti gli oggetti e i libri che mi hanno accompagnato in questi anni da emigrato.

Q: La prima e l'ultima mostra a NYC?

A: Inizialmente tante mostre colletive nei vari no profit space. La mia prima personale e' stata a Febbraio 2005, alla Gallerie Boreas di Williamsburg, una delle gallerie piuf seguite da giovani artisti e curatori. La prossima personale saraf sempre li, a Novembre.

Q: E i progetti italiani?

A: Si ef conclusa la mia prima mostra da Fabio Paris, a Brescia, ed e' in corso una personale a Napoli, da Not Gallery, dove presento la mia ultima videoanimazione, gThe Gianth, dedicata a Rocco Siffredi; poi ad Ottobre farof il mio debutto in un museo italiano di cui non posso ancora rivelare il nome.

Q: I luoghi di NYC che frequenti di piu?

A: Sono curioso per natura. Recentemente ho battuto a tappeto una catena di negozi di giocattoli, ma non chiedermi il perche'. Non frequento club o discoteche. NYC e' una citta' che lavora, chi si ferma e' perduto. Naturalmente mi piace essere sempre informato, quindi giro per gallerie, a Chelsea e Williamsburg, ma non solo....

Q: Gallerie preferite?

A: Mike Weiss e Team Gallery, per esempio. In generale mi piacciono gli spazi che promuovono giovani. Un consiglio? Bisogna tener d'occhio anche quello che accade al di fuori di musei e gallerie. E' una citta' in continua evoluzione, ci sono sorprese ovunque...

Q: Quanto spostamento ha influito sul tuo lavoro?

A: Tantissimo. Quando sono arrivato sentivo la necessitaf di vivere un'esperienza sregolata....volevo immergermi nel caos, assorbire i di questa cultura. Volevo esserne protagonista. Ora le mie ultime videoanimazioni sono tutte ambientate in una NY in versione post apocalittica...

Q: Come vedi la situazione italiana dellfarte contemporanea?

A: La qualitaf in Italia ed in Europa non manca, e' l'entusiasmo che scarseggia. Non si fa che parlare di crisi, perchef non provare a uscirne?

Q: Sei in contatto con artisti e curatori italiani che vivono a NYC

A: Piuf o meno con tutti quelli della mia generazione. C'e' chi amo frequentare e chi no...

Q: I nome.

A: Beh, vedo spesso Andrea Bellini, Nicola Verlato, Piero Golia. Quelli che non vedo volentieri non te li dico...

Q: E con il circuito artistico locale?

A: Mi sono formato a NY, i miei compagni di strada si trovano qui. Se devo fare un nome dico Jean Micheal Arnoult, francese, giovanissimo; e' stato il curatore unico di Diva Art Fair e sta curando una nuova Fiera per Miami 2005 che si affiancheraf allfArt Basel Miami.

Q: Un bilancio provvisorio.

A: Nessun ripensamento, dopo quattro anni di gavetta sono riuscito a crearmi una situazione favorevole per lavorare in serenitaf.

Q: Un posto speciale di NYC.

A: Non ho dubbi, Grand Central Station, uno dei luoghi piuf trafficati al mondo. E' un posto suggestivo, pieno di ristoranti chic dove ci si rilassa prima di prendere il treno. Mi ricorda lfItalia. Fu salvato dalla demolizione da Jacqueline Kennedy, al suo posto doveva sorgere un edificio moderno. In questo luogo magico, casualmente, in diversi periodi ho toccato lfapicie ed il fondo....

Q: Il futuro?

A: Resto a NY. Ora che tutto funziona non ho certo voglia di altri traslochi. Guardo sempre avanti, ho tanti progetti eccitanti sia per l'America che per l'Europa. Non vedo l'ora di metterli in cantiere...

 
Copyright © Federico Solmi 2006