INTERVISTE:
"Crazy World" di Alia Akkam - 14 Ottobre, 2004, "Daily News"
Q: Federico, innanzitutto parlami un pof di te della tua formazione e di come sei diventato artista?
A: Il mio approccio con il mondo dellfarte ef stato sicuramente atipico. Non sono mai stato cresciuto o gallevatoh per diventare unfartista. Per diverse ragioni non mi sono mai ritrovato nei banchi di scuola a frequentare un liceo artistico o unfaccademia, non ho mai fatto nessuno di questi passi tradizionali che comunemente si affiancano alla carriera di un artista. Da quando ho incominciato ad interessarmi di arte contemporanea sono riuscito a circondarmi di artisti, curatori, e mercanti dfarte. Naturalmente ho dovuto divorare centinaia di libri, migliaia di riviste di ogni tipo, e fare lfindigestione di gallerie e musei, anche quando al momento mi occupavo di altre cose o mentre facevo altre professioni. Credo che uno dei miei punti di forza sia proprio questo, il fatto di avere una idea chiara di quello che succede allfinterno e allfesterno dellfart world.
Q: Descrivimi il tuo lavoro, quali tipi di materiale utilizzi, e qualfef il messaggio che intendi divulgare?
A: Innanzitutto non credo assolutamente nellfidea che oggi unfartista debba mandare alcun messaggio al pubblico - questa ef solo unfillusione. Non sono mica il Papa, e anche se lo fossi chi dovrebbe ascoltare i miei messaggi? Non viviamo piuf nellfepoca dei profeti, nessuno ci crede piuf a quelle buffonate. Ma tu non le vedi le immagini ce ci sbattono in faccia tutti i giorni sulla CNN o nei giornali?.. .sfortunatamente questo ef il vero mondo in cui viviamo. Il resto non conta un bel niente. Comunque, nonostante tutto questo continuo a credere fermamente che un artista ha il dovere di creare un suo universo immaginario col le proprie leggi, un mondo alternativo nel quale inserire lo spettatore in modo tale in cui possa riflettere sopra la realtaf. Senti ma tu non credi che tutti possano vedere che viviamo in un mondo che lentamente si sta distruggendo in mille pezzi? Mi piace analizzare tutto questo, e mi piace farlo in un maniera ironica usando diversi tipi di mezzi come il disegno la scultura e il video.
Q: Perchef lo studio a Brooklync.cosa cfe di cosif speciale in questo quartiere?
A: Ho trascorso i miei primi anni a New York, traslocando in ogni area dellaf cittaf..poi sono finito per caso a Dumbo. Qui per la prima volta dopo anni , mi sono sentito quasi a casa.
Q: Dove ti vedi in cinque anni?
A: Questa ef una domanda molto ambigua. Spero che se tutto continueraf cosif bene come oggi, di fare presto le mostre al Moma o nella Galleria di Gagosian a Chelsea! A parte gli scherzi, se ti riferivi dove lavorerai nei prossim 5 anni, ti risponderof a DUMBO. Questa ef la mia base, e il posto in cui tutte le mie idee si trasformano in opera dfarte.
Q: Parlami di un progetto a cui stai lavorando in questo momento.
A: Ho diversi progetti a cui sto lavorando in questi giorni, il piufeccitante riguarda la progettazione di una nuova animazione di disegni, basata su un simulatore di volo. Sto acora pianificando i dettagli, ma ti posso assicurare dalle prove che ho fatto, che saraf molto spettacolare. Lfidea a cui sto lavorando ef quella di inserire lo spettatore allfinterno della cabina di pilotaggio di un vero aereo. Seduti insieme uno accanto allfaltro partiremo per un viaggio immaginario attraverso la storia esplorando le conquiste e i fallimenti del secolo XX secolo, fino ad arrivare ai giorni nostri e alla societafin cui viviamo. Si partiraf naturalmente dalle sabbiose dune di Kitty Hawk, nello stesso luogo in cui I fratelli Wright presero per la prima volta il volo, cambiando nel bene e nel male il futuro dellfumanitaf.
Interviste Piu' Meno Classiche ai Protagonisti del Mondo Dell'Arte
26 Novembre - 2003, "Teknemedia"
3 DOMANDE A FEDERICO SOLMI di Andrea Tedesco
Ciao Federico, mi scuso se riesco a mettermi in contatto con te solo ora. Comincia a inviarmi materiale con cui inizi a parlarmi del tuo lavoro.
A: Ciao Andrea, Mi piacerebbe intanto incominciare questo dialogo con te al rovescio, cioe' partendo dalla fine da oggi 26 novembre 2003. In questi giorni sono stato molto impegnato ad ultimare insieme alla Fabiola Naldi I preparativi della mostra che inaugurera' Giovedi' 4 Dicembre 2003 nella bellissima cornice dell'Xpo' di Milano(via Benaco 24).Gli spazi espositivi sono stati ricavati da un un ex stamperia di 500mq costruita negli anni venti perfettamente ristrutturata per accogliere le piu' innovative proposte di arte contemporanea. I grandi ambienti e l'essenzialita' dell'architettura ricordano immediatamente le grandi gallerie di Chelsea, i no-profit space di Soho e di Brooklyn, dove un'incredibile numero di artisti giovani come me con tanta voglia di emergere si danno battaglia gomito a gomito per cercare di catturare l'attenzione di qualche curatore di spessore.
Mi hai parlato di quattro anni in cui hai trascorso parte della tua carriera artistica all'estero. Come ha influito il tuo passaggio all'estero sui tuoi intenti?
A: Innanzitutto direi che piu' che un passaggio fu una brusca rottura con l'ambiente in cui ero cresciuto e nel quale avevo maturato le prime esperienze artistiche. Fu una scelta programmata sin dall'inizio. Avevo una gran voglia di crescere e la necessita' di confrontarmi con altre culture, di viaggiare e di sapere che cosa accadeva al di fuori delle nostre mura. New York era l'unica citta' che mi permetteva di ottenere tutto in unica mossa. E' inutile dirti che l'esperienza negli Stati Uniti ha segnato profondamente la mia ricerca artistica e il mio modo di percepire ed affrontare la contemporaneita'. In questi anni ho esposto e collaborato con artisti provenienti da ogni parte del mondo ho partecipato ai piu' importanti avvenimenti e festival della scena underground dei quartieri culturalmente piu' attivi di New York come Williamsburg e Dumbo e a diverse mostre e rassegne dedicate ai giovani artisti nelle gallerie della citta' come Exit Art, NYU e Community Gallery. Da alcuni mesi sono arrivato a Milano con un obbiettivo ben preciso, che e' quello di fare conoscere anche e in Italia il mio lavoro. Se permetti mi piacerebbe aprire una piccola parentesi polemica, che di fatto potra' aiutare qualche giovane che frequenta il tuo sito. Non so se ti e' capitato di notare, ma da diversi anni, una parte degli addetti ai lavori, come docenti delle accademie curatori e esponenti dell'editoria consigliano vivamente alle nuove generazioni di fare esperienza all'estero e in alcuni casi estremi (vedi Giancarlo Politi) ritengono basilare risiedere o studiare in citta' come New York e a Londra.........Purtroppo le stesse persone una volta che attraversi l'oceano tendono a dimenticarsi di chi ha scelto di costruirsi una carriera all'estero continuando ad occuparsi prevalentemente degli artisti operanti nel territorio nazionale. Questo direi che e' l'inconveniente piu' grande che si puo' andare incontro lavorando all'estero. A New York vivono dei bravissimi artisti italiani come Stefano Pasquini, Francesco Simeti, Luca Buvoli, Angelo Filomeno noti alla critica americana ma ancora non troppo conosciuti in Italia. E' un po' una contradddizzione specialmente se pensi che questi artisti hanno tutti all'attivo almeno una personale nelle grandi gallerie italiane come Minini di Brescia, Emi Fontana di Milano e Audiello e Esso di New York. Mi sembra di essermi un po' perso, sono sfuggito abilmente alla tua domanda. Ma ritorniamo a noi Andrea, il tempo stringe, le scadenze si avvicinano......Siamo tutti figli della frenesia e dell'ansia della nostra epoca. Almeno su questo sei d'accordo? Siamo nati di fretta, e se non concludiamo qualcosa di buono rischiamo di essere catalogati come una generazione di aborti........................In questi ultimi anni della mia ricerca artistica mi sono concentrato principalmente nell'esaminare l'alienato scenario delle grandi realta' metropolitane dove ho vissuto, e dove posso dire mi sono formato artisticamente. La manipolazione della' realta' da parte dei Media, il disorientamento dell'individuo nell'ambiguo scenario contemporaneo, sono alcuni dei temi chiave che affronto nelle mie installazioni di disegni e nei miei video. Le situazioni che amo ricreare sono sembre ambientate in una societa' ostile, impazzita, che si frantuma e si rigenera ininterrottamente di fronte ai nostri occhi. In realta' quello che mi interessa veramente, non e' di trasferire su tela i fatti di cronaca che scolpiscono la nostra epoca. Il mio obbiettivo e' quello di sfruttare gli eventi contemporanei allo scopo di confondere e disinformare lo spettatore, andando amplificare la senzazione di spaesamento caratteristica dei nostri giorni. La mostra SAFE JOURNEY che portero' a Milano ne e' un esempio chiaro.
Mi sembra abbastanza completo, vuoi dare qualche info sulla tua formazione?
A: Se la dovessi definire in due parole, direi atipica. Non sono mai stato un grande sostenitore delle accademie anche se le ho frequentate per brevi periodi a Bologna, Milano e a New York. La mia esperienza scolastica piu' lunga l'ho fatta presso L'Art Student League a New York dove ho seguito per 6-7 mesi il corso di scultura tenuto da Jhonhattan Shaan. Sono sempre stato molto attivo viaggiando sempre il piu' possibile.Credo che nel mio caso il non avere frequentato regolarmente una accademia o una universita' mi ha certamente fatto fare molta fatica all'inizio...........Oggi pero' mi sento molto piu' forte, piu' libero, meno legato, meno teorico di tanti altri artisti che incontro regolarmente. Ho sempre difeso la pittura e la figurazione in generale, ma ricercarcando una forma personale, diversa. Come ti ho gia' accennato qualche giorno fa preferisco alla tela delle garze mediche. Spesso taglio personalmente i telai in modo di seguire le curve dell'oggetto che voglio rappresentare. In questo modo il dipinto guadagna la tridimensionalita' di una scultura...Cosa potrei dirti ancora, i miei disegni raramente sono opere a se', fanno sempre parte di complesse installazioni . Adopero altri mezzi espressivi quali ad es ll video. Ah,dimenticavo a Milano presentero' un video inedito nato con la collaborazione di due video artisti Milanesi (Tatiana e Nunzio) Ti allego una mia introduzione alla mostra.
IDEAL CITY
Intervista di Melania Gazzotti per la mostra "Da Lontano era un'isola" Fabbrica del Vapore settembre 2004
Q: La tua principale fonte di ispirazione e lo scenario delle metropoli contemporanee che riproduci nelle tue istallazioni in tutta la sua caotica complessita. come si colloca l'individuo il singolo all'inteno del tuo lavoro?
A: Le metropoli sono solamente una scusa, la mia vera fonte di ispirazione in realta' e' tutto quello che mi viene sbatutto in faccia ogni mattina quando mi alzo, quando accendo il computer , quando vado a prendere la metropolitana,......quando vado al sexy shop. E nonostante ogni mattina mi sveglio con la speranza di vedere qualche cosa di nuovo, ricado sempre in questa immagine catastrofica della realta' fatta di incidenti, disastri, falsi allarmismi.
Q: avere vissuto in diversi luoghi (bologna, milano, new york) come ha influenzato la maturazione del tuo percorso artistico (...magari di qualcosa su milano come la vedi)?
A: Sicuramente mi ha avantaggiato nell'analizzare in maniera piu' efficacie le diverse realta' che ci circondano. Tutto questo mi ha aiutato ad essere piu' razionale, ad avere meno pregiudizi. Milano e' una citta' dinamica, molto ambiziosa, e per l'arte contemporanea e' sicuramente la New York Italiana, l'unica citta' dove si ha la possibilita' di respirare il clima internazionale che caratterizza le metropoli.
Q: nel lavoro che poterai in mostra "ideal city" hai promesso di accompagnare lo spettatore all'interno dello societa contempoaranea, che tipo di societa hai intenzione di prospettargli ?
A: Quella che vede tutti I giorni quando cammina per strada o quando si affaccia dalla finestra di casa o dall'ufficio, e non quella che gli appare nei sogni...
Q: e oltre alla visione dell'oggi il tuo lavoro contiene anche una prospettiva di cio che ci aspetta e magari un briciolo di speranza?
A: Abitare a New York significa anche sapere con un certo anticipo, le direzioni e le tendenze le follie e le perversioni che la societa' contemporanea sta per intraprendere e che a breve invaderanno le nostre case, le nostre coscienze. La speranza e' ovunque, basta chiudere gli occhi e saperla cogliere.
Fuga di Cervelli, Federico Solmi, Exibart on Paper n23 di Helga Marsala
Q: Da quanto sei a NYC?
A: Sono arrivato a febbraio '99; a Settembre ho fatto le valigie. Abitare a New York era lfunica soluzione possibile.
Q: Prima dove vivevi?
A: Bologna
Q: Perche' NY?
A: Era una scorciatoia...Allfepoca mi interessava ricercare nuove forme espressive, sapevo che NYC sarebbe stato come un corso accellerato.
Q: In che quartiere vivi?
A: Ho abitato per piuf di quattro anni a Brooklyn, da un paio di mesi vivo a Manhattan. Upper East Side.
Q: Il tuo studio?
A: Si trova a D.u.m.b.o., una bellissima ex area industriale di Brooklyn; nell'edificio ci sono almeno duecento studi d'artista. Lo spazio e' grande, ma niente di sofisticato, un semplice rettangolo, con muri di gesso e una colata di cemento per pavimento. Sono molto legato a questo posto, qui conservo tutti gli oggetti e i libri che mi hanno accompagnato in questi anni da emigrato.
Q: La prima e l'ultima mostra a NYC?
A: Inizialmente tante mostre colletive nei vari no profit space. La mia prima personale e' stata a Febbraio 2005, alla Gallerie Boreas di Williamsburg, una delle gallerie piuf seguite da giovani artisti e curatori. La prossima personale saraf sempre li, a Novembre.
Q: E i progetti italiani?
A: Si ef conclusa la mia prima mostra da Fabio Paris, a Brescia, ed e' in corso una personale a Napoli, da Not Gallery, dove presento la mia ultima videoanimazione, gThe Gianth, dedicata a Rocco Siffredi; poi ad Ottobre farof il mio debutto in un museo italiano di cui non posso ancora rivelare il nome.
Q: I luoghi di NYC che frequenti di piu?
A: Sono curioso per natura. Recentemente ho battuto a tappeto una catena di negozi di giocattoli, ma non chiedermi il perche'. Non frequento club o discoteche. NYC e' una citta' che lavora, chi si ferma e' perduto. Naturalmente mi piace essere sempre informato, quindi giro per gallerie, a Chelsea e Williamsburg, ma non solo....
Q: Gallerie preferite?
A: Mike Weiss e Team Gallery, per esempio. In generale mi piacciono gli spazi che promuovono giovani. Un consiglio? Bisogna tener d'occhio anche quello che accade al di fuori di musei e gallerie. E' una citta' in continua evoluzione, ci sono sorprese ovunque...
Q: Quanto spostamento ha influito sul tuo lavoro?
A: Tantissimo. Quando sono arrivato sentivo la necessitaf di vivere un'esperienza sregolata....volevo immergermi nel caos, assorbire i di questa cultura. Volevo esserne protagonista. Ora le mie ultime videoanimazioni sono tutte ambientate in una NY in versione post apocalittica...
Q: Come vedi la situazione italiana dellfarte contemporanea?
A: La qualitaf in Italia ed in Europa non manca, e' l'entusiasmo che scarseggia. Non si fa che parlare di crisi, perchef non provare a uscirne?
Q: Sei in contatto con artisti e curatori italiani che vivono a NYC
A: Piuf o meno con tutti quelli della mia generazione. C'e' chi amo frequentare e chi no...
Q: I nome.
A: Beh, vedo spesso Andrea Bellini, Nicola Verlato, Piero Golia. Quelli che non vedo volentieri non te li dico...
Q: E con il circuito artistico locale?
A: Mi sono formato a NY, i miei compagni di strada si trovano qui. Se devo fare un nome dico Jean Micheal Arnoult, francese, giovanissimo; e' stato il curatore unico di Diva Art Fair e sta curando una nuova Fiera per Miami 2005 che si affiancheraf allfArt Basel Miami.
Q: Un bilancio provvisorio.
A: Nessun ripensamento, dopo quattro anni di gavetta sono riuscito a crearmi una situazione favorevole per lavorare in serenitaf.
Q: Un posto speciale di NYC.
A: Non ho dubbi, Grand Central Station, uno dei luoghi piuf trafficati al mondo. E' un posto suggestivo, pieno di ristoranti chic dove ci si rilassa prima di prendere il treno. Mi ricorda lfItalia. Fu salvato dalla demolizione da Jacqueline Kennedy, al suo posto doveva sorgere un edificio moderno. In questo luogo magico, casualmente, in diversi periodi ho toccato lfapicie ed il fondo....
Q: Il futuro?
A: Resto a NY. Ora che tutto funziona non ho certo voglia di altri traslochi. Guardo sempre avanti, ho tanti progetti eccitanti sia per l'America che per l'Europa. Non vedo l'ora di metterli in cantiere...
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